Addio Elisa,
ce lo siamo detti di nuovo. Mi hai costretto a dirtelo di nuovo. Probabilmente, mi sono costretto a dovertelo dire ancora per crederci davvero…
Ti ho visto finalmente più lucida, più serena e quindi finalmente anche più chiara nei miei confronti. Questa volta non è rimasto spazio per interpretazioni suggestive, speranze o illusioni.
Hai fatto la tua scelta e spero che per te sia quella giusta, anche se per me è la peggiore che potessi prendere.
La mia interpretazione è che tu abbia scelto il conforto del gruppo, di quello che già conosci e che quindi non temi. Con risentimento, potrei dire: la scelta più semplice.
Abbiamo sempre saputo da dove partivano: dalle nostre tante differenze; di età, di carattere, di esperienze e così via. A parole, abbiamo sperato di poter almeno giungere alla medesima destinazione: un obiettivo comune, la costruzione di qualcosa insieme, nostro. Io ci ho creduto veramente. Forte delle mie vicissitudini passate, avevo maturato la lucidità necessaria per inquadrare dove volevo arrivare. Per te, invece, si è trattata -credo- della tua prima vera relazione duratura, della prima convivenza; la prima volta in cui si doveva fare veramente sul serio. E se non ti sei del tutto resa conto di a che cosa andavi incontro, non te ne posso fare una colpa, perché tutto sommato anche io non sono mai stato una persona estremamente ferma e convinta delle proprie decisioni (e non-decisioni). Sono arrivato a capire quello che volevo per tentativi, per così dire. Ho imparato la lezione -e ce ne sono state anche di durissime- di volta in volta. Per quanto mi dolga, non credo di poterti biasimare eccessivamente, così come non posso nemmeno condannare me per essermi innamorato.
Il mio pensiero va ai miei anni passati, quando anche io ho preferito la compagnia degli amici all'affrontare le difficoltà e le responsabilità di una relazione sentimentale. C'era anche tanto timore e timidezza nei confronti dell'altro sesso, è vero, ma fondamentalmente la decisione di dare la priorità alla propria cerchia ed alle piccole sicurezze a cui mi aggrappavo, l'ho presa io. Non so se la tua situazione possa essere interamente paragonabile alla mia, ma questo è quello che mi viene in mente per dare un senso a quanto accaduto, alle parole con cui hai motivato il nostro distacco.
Cosa ho imparato in questi anni? Ho imparato che di qualunque cosa siamo convinti, in un determinato momento le cose possono cambiare. Nuove dinamiche si inseriscono, nuove strade si spianano di fronte a noi e a quelle persone che pensavamo ci fossero indissolubilmente legate. Questo non è per augurarti che i riferimenti su cui puoi fare affidamento spariranno; ci mancherebbe. Ma semplicemente per dirti che prima o poi arriverà il momento di fare nuove scelte e, chissà, forse un giorno anche tu sentirai l'esigenza, come la sento io in questa fase della mia vita, di voler costruire qualcosa da te, ex novo. E di sentire tutto il peso delle responsabilità che questo comporta. Ma senza sforzo non può nascere nulla che dia una reale soddisfazione.
Mentirei se dicessi che non spero nemmeno un minimo che allora tu possa provare del rimorso per questa decisione che hai voluto prendere. Un po' di orgoglio da difendere ce l'ho pure io, tutto sommato. Ma so che fondamentalmente è sbagliato, perché così ti augurerei di soffrire e causare sofferenza me ne ha sempre procurata altrettanta.
Forse, in questo momento, ho solo bisogno di credere che prima o poi tu possa tornare. Anche se so che dovrà diventare presto più urgente convincermi che qualcun'altra possa prendere il tuo posto ed io ricominciare da dove ho lasciato i miei progetti.
Ma penso e scrivo tutto questo -ribadisco- perché queste sono le mie esperienze che ho maturato vivendo la mia vita.
È giusto che anche tu faccia altrettanto.
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